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Il biotestamento: a Bibbiena prime riflessioni a margine della nuova legge con Mina Welby

  • Categoria: Music & News
  • Scritto da Redazione Radio Italia 5
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Dopo oltre 30 anni di dibattito in Parlamento e nel paese, anche l'Italia - ultima in Europa -  ha la sua legge sul Biotestamento. La legge 22 dicembre 2017 n.219Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”, è composta da 8 articoli e entra nel merito della libertà e dei limiti del diritto all’interruzione delle terapie, che finora doveva passare dai tribunali, nell'ipotesi in cui il soggetto interessato sia divenuto incapace di esprimere in tal senso la propria volontà. Di questo si parlerà nel corso di una Tavola rotonda promossa e organizzata da Rotary Club Casentino, Fidapa Casentino e Lions Club Casentino il prossimo mercoledì 11 Aprile alle ore 21 presso il Teatro Dovizi di Bibbiena, alla presenza, tra gli altri, di Mina Welby, Presidente Associazione Luca Coscioni. Il prof. Gianni Baldini, presidente Ami Toscana, anticipa a Radio Italia 5 i temi della serata 

Il biotestamento: a Bibbiena prime riflessioni a margine della nuova legge con Mina Welby

Caricato Lunedì 09 Aprile 2018 in Music & News | 189 visualizzazioni

Oltre ai saluti (Daniele Bernardini Sindaco Comune di Bibbiena, Graziella Bruni Presidente Fidapa Casentino, Andrea Squillantini Presidente Lions Club Casentino, Alberto Ricci Presidente Rotary Club Casentino, Massimilla Brogi AMI Casentino), interverranno per aprire il dibattito Mina Welby Presidente Associazione Luca Coscioni con la relazione “La lunga marcia dell'autodeterminazione terapeutica”, l’Avvocato Prof. Gianni Baldini Presidente AMI Toscana “Prime riflessioni sulla legge 219/17”, Francesco Pasetto Sacerdote “Principi e regole del fine vita”. All’articolo 1 la legge precisa lo scopo perseguito: «tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona»; stabilisce che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza il consenso «libero e informato» della persona interessata. In previsione di una futura incapacità a decidere o a comunicare, consegue la possibilità di stabilire in anticipo attraverso le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) a quali esami, scelte terapeutiche o singoli trattamenti sanitari dare o non dare il proprio consenso. La nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale vengono considerati trattamenti terapeutici. La legge ribadisce infine che «nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati». Questo il quadro normativo attorno al quale si muoverà il dibattito, ma oltre questo ci sono interrogativi insieme di carattere normativo ma anche etico e filosofico. Quale il ruolo assegnato dalla legge alla volontà dell'interessato espressa 'ora per allora'? E al medico titolare del 'dovere di curare', al fiduciario designato dal paziente di attuare la sua volontà? Esiste un diritto all'obiezione di coscienza? Il tema è delicato perché non riguarda solo il diritto, si tratta, infatti di disporre della propria vita entro delle condizioni di dignità minima. La riflessione sul legame tra il singolo e la morte è un argomento complesso quanto quello del rapporto tra il medico e il paziente che, in questi casi,  si troverebbe dunque di fronte alla possibilità di dover porre fine ad una vita, piuttosto che a quella di salvarla o quantomeno prolungarla nel migliore dei modi possibili. Con la nuova legge e soprattutto le conseguenze che ne deriveranno si spera possano essere evitate situazioni estreme e lesive della dignità umana come quella di Dj Fabo, costretto a morire lontano da casa (e con un notevole esborso economico) per esercitare un diritto non concessogli dal suo paese. Accanto alle riflessioni di carattere giuridico introdotto dal Professor Baldini e all’esperienza di Mina Welby, ci sarà anche Francesco Pasetto, un sacerdote che su questo aspetto si è più volte espresso in maniera del tutto singolare rispetto al mondo cattolico.


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